Un weekend accessibile in Val di Ledro: idee per una vacanza relax nel rispetto della natura

Questa è la storia di una vacanza di fine estate nata un po’ per caso – e organizzata essenzialmente per usufruire di un cofanetto regalo Wonderbox – , ma che ha riservato continue sorprese sopra ogni più rosea aspettativa.

Le protagoniste siamo io e la mia collega/amica Elisa (no, non quella di Vacanze RoNane!), la location un hotel a basso impatto ambientale in Trentino. La scelta della meta era dettata dalla necessità di raggiungere un luogo suggestivo entro un paio d’ore di macchina da Verona, poiché avevamo solo una notte a disposizione da passare fuori: il discrimine fondamentale era però che avesse la spa. Assolutamente.

Un hotel amico dell’ambiente

La scelta è ricaduta sull’Eco Ambient Hotel Elda, un albergo a 4 stelle con spa a Lenzumo, frazione di Ledro (TN): aveva tutte le caratteristiche richieste e le recensioni erano ottime.

Dopo aver caricato la mia carrozzina e il mio bagaglio superaccessoriato nella sua auto, io e Elisa ci siamo messe in marcia da Verona in tempo per fare tappa aperitivo al Bar alla Sega (eh, si chiama proprio così) nella spiaggia di Torbole, sul Lago di Garda.

Spiaggia di Torbole

La spiaggia di Torbole

La Valle di Ledro non raggiunge una altitudine elevata (circa 650 m s.l.m.) e la strada per arrivare a Lenzumo nella laterale Val Concei (circa 800 m s.l.m.) ha pendenze piuttosto dolci, tanto che mi sentirei in grado di affrontarla anche con la mia Pandina.

L’hotel Elda è immerso nel verde: è l’unione di due edifici, uno più vecchio e uno moderno, dai volumi compatti e dal caratteristico rivestimento in listelli di larice. Ha un giardino/frutteto, con piscina e sauna finlandese; la spa, invece, conta una bio-sauna, un bagno turco e una doccia con cromoterapia. Nonostante l’apparente impatto ambientale di tutti questi servizi, l’albergo è attentissimo alle emissioni e al riciclo: dispone di isolamento termico con materiali naturali, caldaia a biomassa, raccolta dell’acqua piovana, depurazione per elettrolisi dell’acqua della piscina, illuminazione a basso consumo, legno proveniente da foreste certificate, pannelli fotovoltaici, materiale informativo in carta riciclata e bla bla… insomma, tutte le menate che piacciono tanto a noi abbraccia-alberi!

Eco Ambient Elda Hotel

Il corpo “nuovo” dell’Eco Ambient Elda Hotel

La piscina dell'Eco Ambient Elda Hotel

La piscina esterna

La stessa cosa vale per i prodotti culinari che seguono la stagionalità e si avvalgono delle produzioni locali; per non parlare dei dolci della colazione (oh, i dolci!) tutti fatti in casa: oh, persino lo yogurt bianco lo producono loro!

Livanze

I dolci della cena: le livanze con la marmellata!

Un albergo accessibile

L’hotel Elda ha camere di diverse tipologie: la nostra graziosa stanza aveva un arredamento tradizionale perché situata nella parte più vecchia dell’edificio, con mobili in legno chiaro e profumato e una finestra sul frutteto con le montagne sullo sfondo. Dopo aver preso accappatoio e ciabatte – Elisa quelli messi a disposizione dall’hotel, io quelli su misura e rigorosamente verdi portati da casa nel superzaino -, abbiamo passato il sabato pomeriggio a espellere tossine nella spa e a morire di relax sui lettini, mentre fuori pioveva come non faceva da tempo (e come non era nemmeno richiesto, ma tanto a noi che importava? Avevamo la spa, il ristorante e un letto comodissimo!).

Camera all'Eco Ambient Hotel Elda

La nostra camera

Senza farlo apposta, sono finita in un hotel accessibile: certo, come sapete io ho bisogno di accorgimenti leggermente diversi rispetto a una persona che non cammina (non arrivo ai pulsanti degli ascensori, alle maniglie delle porte, ai banconi, ai water se troppo alti, ai rubinetti delle docce, ecc. ecc.), per questo per essere autonoma almeno in bagno ho dovuto munirmi dei miei soliti due sgabelli da viaggio. Ma l’ascensore c’è ed è spazioso, gli spazi comuni non presentano barriere architettoniche e mi è stato confermato che l’albergo dispone di ben due camere per disabili in sedia a rotelle – che però non ho potuto vedere perché erano occupate. Certo, qualche ostacolo si potrebbe incontrare nell’entrare nella sauna (piccolo gradino e listelli di legno sul pavimento), nella doccia di cromoterapia (per lo spazio ridotto, ma se non altro è a filo del pavimento) o nella piscina esterna, ma a saperlo ognuno si regola come può.

Mi sono letteralmente innamorata dell’Eco Ambient Hotel Elda, per l’ubicazione, per la cortesia del personale, per il cibo squisito, per l’atmosfera confortevole data dal legno e dal design pulito: da non perdere una sosta nei vari “salottini” ai piani, tutti diversi e con enormi vetrate sul paesaggio, a fare yoga, a leggere un libro o a farsi i selfie da postare su Instagram (azz, beccata!).

Salottino rosso all'Elda Hotel

Il (così de me ribattezzato) salottino dei “globuli rossi”

Ok ora la smetto, ché sembra stia facendo una marchetta all’hotel di Lenzumo e no, questo NON è un articolo sponsorizzato: ma come non mi stancherò mai di ripetere, se io mi sento a mio agio e accolta bene in una struttura, mi viene naturale fare buona pubblicità e non vedo perché non dovrei parlarne. E sì, non vedo nemmeno l’ora di tornarci al più presto!

La Val Concei e Ledro

Come occupare la giornata intera dopo il check out delle 10.00 dall’hotel? Andando totalmente a caso ed esplorando la zona.

La prima tappa sconosciuta si è rivelata essere lo Chalet Rifugio al Faggio, quasi alla fine della Val Concei: lì era l’ultimo luogo raggiungibile con l’auto, o anche a piedi con una bella passeggiata; poi sarebbe cominciato un sentiero poco percorribile con la mia carrozzina da città. Lo chalet, dove io e Elisa abbiamo sostato per un caffè e per ammirare gli scultori del legno di Ledro all’opera con tronchi di larice, almeno per la parte di ristorante e le toilettes mi è sembrato accessibile, tranne per un gradino tra il plateatico esterno e l’interno (ma forse aggirabile in altro modo).

Chalet Rifugio al Faggio

Ho trovato casa! (mini chalet vicino allo Chalet Rifugio al Faggio)

Secondo voi perché si chiama “al Faggio”? Perché il suo giardino ospita un millenario cipresso, ovviamente! Dai, scherzo. Dietro al rifugio vi sono ben due enormi faggi secolari (Fagus sylvatica), dai tronchi bozzoluti e pieni di muschio, uno dei quali ha un diametro di 151 cm, un’altezza di 29 m e un’età che supera i 250 anni.

La passeggiata attorno al lago

Spostandoci con l’auto verso il lago, siamo approdate nella frazione Molina di Ledro, dove abbiamo cercato parcheggio: da lì parte una lunga passeggiata su strada asfaltata che fa il giro del lago.

Molina è famosa per il Museo delle Palafitte del Lago di Ledro, che però non abbiamo visitato: negli ultimi 80 anni sono stati rinvenuti oltre 10.000 pali di legno dell’età del Bronzo, che hanno fatto di Ledro un sito UNESCO. Il Museo – una sezione del MUSE di Trento – è sostanzialmente un archeopark, in cui è stato ricostruito un villaggio palafitticolo di 4000 anni fa: l’esposizione dei reperti è sicuramente accessibile alle carrozzine, e credo anche la visita alle capanne (ma per sicurezza fate una telefonatina preventiva).

Museo delle Palafitte del Lago di Ledro

Il Museo delle Palafitte del Lago di Ledro

Non ero mai stata a Ledro, ma sono rimasta sorpresa nel vedere che esiste un lago così bello vicino a un altro lago del mio cuore, il Garda. Mi sono riempita gli occhi e i polmoni del paesaggio montano circostante, boscoso e rigoglioso: la palette dei suoi verdi trasuda serenità. E la gente che si incontra per strada, incredibilmente, sorride: come potrebbe essere altrimenti in un posto così?

Lago di Ledro

Il Lago di Ledro

Lago di Ledro

Una stradina sterrata accanto alla strada principale asfaltata

Non siamo riuscite a fare l’intero giro del lago, ma ne abbiamo costeggiato circa un quarto, da Molina a Pur (un’altra frazione di Ledro). La strada principale è asfaltata e comoda per le persone in carrozzina, anche se bisogna condividerla con le biciclette e le auto; le spiagge sono di prato e sassolini, e la discesa al lago mi è sembrata piuttosto agevole – magari con un po’ di aiuto – anche con una sedia a rotelle.

Lago di Ledro

La strada asfaltata che costeggia il lago

Nanabianca al Lago di Ledro

Il prato arriva fin quasi dentro l’acqua

Il Bosc del Meneghì

Arrivate a Pur all’ora di pranzo, un cartello ha attirato la nostra attenzione: “Ristoro biologico“. Fame subito, stomaco che si apre. Abbiamo cominciato a seguire le indicazioni, ma il cartello portava a un altro cartello, che portava a un altro cartello, e così via: ci stavamo allontanando dal lago e dalla gente, tanto da farci dubitare di essere sulla strada giusta, o supporre di essere finiti tipo a Narnia.

Il Bosc del Meneghì

Il Bosc del Meneghì, azienda agricola biologica a Pur di Ledro (foto da http://www.bosc-del-meneghi.it)

In effetti sulla strada giusta lo eravamo per davvero e la nostra determinazione è stata ricompensata dall’allegria e dalla gentilezza delle “ristoratrici” del Bosc del Meneghì: un’azienda agricola biologica e biodinamica, con tanto di punto ristoro, giardino delle erbe officinali, sculture di legno disseminate in giro, un cavallo e degli asinelli, un angolo di vendita diretta dei loro prodotti a km zero. Eravamo proprio a Narnia!

Per il nostro pranzo bio, io e Elisa abbiamo ordinato una vellutata con crostini (ci stava, quel giorno aveva una temperatura a dir poco frizzantina) e una fetta di torta salata, entrambe cucinate con le verdure disponibili nell’orto quella mattina. Anche questo luogo si è rivelato, inaspettatamente, essere privo di barriere architettoniche e avere un bagno accessibile alle persone con disabilità.

La pista ciclopedonale di Molina di Ledro

Prima di rimetterci in strada per tornare a Verona (cosa che, una domenica pomeriggio di fine agosto lungo la Gardesana, non si tratta di un affare semplice) abbiamo fatto una deviazione a piedi per visitare il centro storico di Molina di Ledro, come ci aveva suggerito l’operatrice del Centro Informazioni: una visita che vale davvero la pena, se avete una mezz’oretta da riempire.

Come suggerisce il nome, Molina era anticamente costellata di mulini ad acqua lungo il torrente Ponale: ora i mulini non si vedono più, ma il torrente c’è ancora, costeggiato da una pista ciclopedonale che arriva fino a Riva del Garda. Ovviamente, nonostante un po’ di pendenza, anche questa pista è assolutamente fattibile in carrozzina, e consiglio di farci una passeggiata per gustare con gli occhi le case antiche e gli orti.

Casa antica a Molina di Ledro

Un’antica casa nel borgo di Molina di Ledro

ista ciclopedonale di Molina di Ledro

Sulla pista ciclopedonale di Molina

Con la tappa a Molina e il cuore pieno di bellezza, il breve viaggio si è concluso: sono convinta che molto più spesso di quanto immaginiamo, una vacanza non organizzata nei dettagli può sorprendere positivamente e rivelarsi uno stupendo esempio di accessibilità!

E voi, dove avete passato la vostra migliore vacanza accessibile?

Le tappe

In breve, ecco il riassunto delle nostre tappe accessibili per un weekend al Lago di Ledro:

  • Aperitivo/pranzo al Bar alla Sega, Torbole sul Garda (TN)
  • Spa, cena, pernottamento e colazione all’Eco Ambient Hotel Elda, Lenzumo di Ledro (TN)
  • Aperitivo mattutino allo Chalet Rifugio al Faggio, Ledro (TN)
  • Passeggiata lungo il Lago di Ledro, da Molina a Pur
  • Pranzo (o merenda) al Bosc del Meneghì
  • Passeggiata lungo la pista ciclopedonale di Molina di Ledro (TN)
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