Archeologia urbana: il riuso ai tempi moderni, il caso del City Plaza.

Al centro di Atene, a pochi metri dalla fermata della Green line, stazione Victoria, si erge un imponente edificio: l’Hotel City Plaza.

Si tratta di un hotel a sette piani che fino al 2016 risultava chiuso e in totale stato di abbandono.

Nell’aprile di quell’anno però 250 attivisti hanno occupato l’hotel, facendolo diventare ‘the best hotel in Europe’, come si legge sul sito (sul quale invito caldamente a dare un’occhiata https://best-hotel-in-europe.eu/). Si tratta di uno dei più grandi squat della città, che accoglie coloro che attendono in Grecia di conoscere il loro destino.

L’hotel non riceve finanziamenti pubblici, ma fino ad ora si è retto grazie alle donazioni di privati e sul volontariato dei suoi partecipanti.

L’hotel oggi è abitato da circa 400 persone, tra rifugiati e volontari: persone provenienti da tutto il mondo (Afganistan, Iraq, Pakistan, Siria, Italia, Spagna, Germania, Grecia e non solo) vivono questo luogo, lo abitano non solo con il corpo.

Il City Plaza è tornato ad avere una funzione dopo anni di inattività: offre riparo ai corpi e rifugio alle anime. Essendo al centro della città, l’Hotel si fa anche portatore del massaggio per cui non bisogna marginalizzare queste realtà così complesse, ma affrontarle, diventarne parte e conoscerle.

All’hotel c’è la possibilità di seguire corsi di lingua, di parlare con dottori e avvocati, di ritornare insomma ad avere una dignità.

Ad accoglierti all’ingresso c’è un piccolo banchetto, dove è necessario presentarsi; poi la reception. Delle scale portano al piano superiore, dove è stato allestito un piccolo bar , una cucina, un’area comune e uno spazio esclusivo per i bambini.

Entrando è possibile vedere le tabelle con i turni per le pulizie, per la cucina, ogni cosa è autogestita, con la bellezza e le difficoltà che questo comporta.

Ho passato una mattinata al City Plaza, a pelare e tagliare patate, lavare piatti, servire pasti per 400 persone. Questo articolo è dunque non un reportage, ma l’emozione rimasta dopo questa esperienza, quando i bambini mi aiutavano a portare i piatti e litigavano tra di loro, quando ho avuto la possibilità, senza troppe parole, di vivere una piccola parte della quotidianità del City Plaza. Un giorno non basta per capire, ma per rimanere stupiti e sorpresi si.

Non si tratta di idealizzazione, i problemi sono molti, svariati, a più livelli: non è facile far convivere così tante persone, che sono lì per motivi disparati e che hanno storie differenti alle spalle. All’hotel infatti si possono trovare persone che aspettano il ricongiungimento familiare, chi ancora deve fare domanda di asilo, chi aspetta solo di essere rimandato, chi arriva per scappare da qualcosa che non è una guerra, ma che ci assomiglia.

L’hotel è diventato un modello da conoscere e capire, un modello di socialità e di politica reale, dove si prova a ridare dignità a persone costrette a vivere in situazioni di degrado e di difficoltà. Anche se solo per una mattinata mi è stata data la possibilità di vedere che un modo diverso è possibile.

Ma il City Plaza rischia di chiudere questo luglio, lo sgombero è alle porte, così come la tristezza di sapere che qualcosa di prezioso sta per finire. E’ necessario allora aprire una discussione: cosa vogliamo, di cosa abbiamo maggiormente bisogno, di un hotel vuoto o di un posto dove la vita prova ad avere di nuovo un ritmo? Dove andranno queste persone? Il governo greco come risponderà a questa ennesima emergenza?

E’ una discussione che tutti noi dobbiamo affrontare, per riequilibrare l’asse delle nostre esigenze e dei nostri reali bisogni. Il decoro di uno spazio pubblico nel quale è negato l’accesso alla vita non è altro che un museo, di cui nessuno potrà godere le opere.

Dopo i recenti fatti avvenuti in Italia e non solo, dopo la chiusura delle porte, dei porti, delle braccia, mi sembrava importante parlare di questa realtà di accoglienza pura, un modello di vita diverso, positivo, dove, come dicono gli attivisti, ‘We live together- solidarity will win’.

 

Anna Poppiti

This entry was posted in Italiano. Bookmark the permalink.

Comments are closed.